Mi incuriosisce e attrae tutto ciò di cui si parla poco, in ogni ambito. Quando mi interessavo di Storia Contemporanea è stato immediato indirizzarmi verso l’indagine storica in prospettiva di genere, quella, cioè, che cerca di far luce sulla presenza femminile nelle vicende del nostro passato, presenza che la storiografia ufficiale ha sempre ignorato per far spazio a sovrani, imperatori, condottieri, papi e politici. Non era solo una mia sensibilità politica ad orientarmi, ma la voglia di capire e conoscere una realtà nascosta agli storici distratti, ma presente e di peso nelle vicende socio politiche di ogni tempo e luogo. Era stato calato un velo di oblio sopra l’altra metà del mondo: una discriminazione sulla discriminazione da sempre patita dalle donne.

Non vorrei esagerare nell’accostare un occultamento politico-culturale compiuto dagli accademici (uomini) nei confronti delle donne a qualcosa che riguarda il settore della comunicazione del vino. In questo ambito non c’è (da quel che ne posso sapere) una volontà discriminatoria verso tipologie di vino, se mai una più scarsa attenzione verso alcune di esse, che è pur sempre discriminazione.
Scarsa attenzione conseguente allo scarso appeal che certi vini esercitano sui consumatori di casa nostra. Sì, perché al basso indice di italico gradimento di alcuni tipi di vino, corrisponde spesso un apprezzamento più alto all’estero.
Mi riferisco, ad esempio, ai vini rosati, di cui ho scritto  agli esordi di questo blog. E penso al loro sforzo di ritagliarsi uno spazio tra i colossi bianchi e rossi, spumantizzati e fermi. E penso anche a chi, discettando di vino, poco se ne occupa, o agli enotecari  e ristoratori che tengono in carta tutt’al più un’etichetta di rosato “perché non è richiesto”: in realtà sono loro i primi a non apprezzarlo e a non credere nel vino rosato…Più probabilmente a non conoscerlo.

Mi sono avvicinata da poco ai rosati e non ho ancora una conoscenza sufficiente per poterne parlare con dovizia, ma mi sto dando da fare e oltre ad appagare una mia curiosità, nell’ottica sopra descritta, sto appagando anche il mio palato. I rosati, con requisiti e caratteri ad essi peculiari, possono interpretare tutte le sfumature della qualità del vino, al pari degli altri vini.

Non potevo, dunque, non approfittare dell’anteprima di una delle poche denominazioni che  vanta una tradizione di vini rosati, quella localizzata sul versante veronese del Garda: la Doc Bardolino. Una tradizione talmente radicata che i rosati lì prodotti vengono identificato con un nome tutto loro: Chiaretti. Anche il versante lombardo del lago produce Chiaretti in due denominazioni di origine controllata, Garda Classico e Valténesi, confezionati con blend di uve a base Groppello. I Chiaretti del Garda si indirizzano in parte ad un consumo locale, ma la più parte trova sbocco all’estero, così come accade per tutti i rosati prodotti in Italia in volumi sempre più elevati, proprio per soddisfare il mercato straniero in crescita.

Info tecniche: il Bardolino, rosso o rosato, spumante o novello, si avvale delle medesime uve dell’Amarone: Corvina Veronese (35-80% con la possibilità di sostituirla con il Corvinone nella misura massima del 20%), Rondinella (10-40%), Molinara (fino ad un massimo del 15%); possono concorrere anche le uve provenienti dai vitigni a bacca rossa, non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona, fino ad un massimo del 20% del totale, con un limite massimo del 10% per ogni singolo vitigno utilizzato (leggasi: vitigni internazionali). I vini della doc Bardolino provenienti dalla zona di più antica vocazione sono designabili con la specificazione aggiuntiva “Classico”.
Qui il disciplinare nel dettaglio.

L’anteprima Bardolino doc 2017, con presentazione dell’annata 2016 sia dei rossiche dei Chiaretti, ha avuto luogo a Lazise lo scorso 5 marzo, nella sede dell’antica Dogana Veneta, a ridosso del lago, con la sala degustazione illuminata da una grande vetrata da cui godere della vista del lago stesso. Il Garda ci osservava ed era lì a ricordarci quanta parte ha nei vini di quel territorio che, grazie ad esso, si ammanta di tiepido calore “mediterraneo”, sia in estate che in inverno.
Ho assaggiato con grande curiosità tutti Chiaretti presenti in degustazione: è stato il mio primo, felice, approccio con questa realtà vitivinicola. 16939551_10210812287537022_1344683910763769359_n

I vini rosati sanno essere divertenti
: la loro veste cromatica estremamente cangiante da un vino all’altro, a seconda della tecnica di vinificazione utilizzata, li rende visivamente attraenti e la luminosità che li avvolge, grazie alla trasparenza da minor apporto antocianico delle bucce, dona loro un abito davvero elegante.
Eleganza che torna in evidenza al naso, con profumi mai prorompenti, ma di frutto e fiore delicati, a volte vivacizzati da sfumature speziate e da sentori di erbe aromatiche. In bocca non tradiscono la linea della sobrietà sensoriale: freschezza, leggera sapidità e fragranza fruttata sono le linee guida dei rosati del Garda veneto (e non solo) e quando questi tre tratti trovano equilibrio nel bicchiere si è di fronte ad estrema piacevolezza gustativa.
Le percezioni sensoriali dei rosati non finiscono qui: una delle peculiarità di tali vini, quelli di qualità, si intende, è il finale gusto-olfattivo che in nessun’altra tipologia di vino risulta così spiccato. Dopo il sorso, in certi esemplari di miglior fattura, oltre al finale di bocca si percepisce un ritorno olfattivo che pervade tutte le vie retronasali: ciò è possibile grazie alla delicatezza del gusto che non surclassa quasi mai i profumi.
Non è facile confezionare vini rosati di qualità: può capitare, ad esempio, che l’alcool, sebbene mai in eccesso, non riesca ad essere nascosto dalla moderata consistenza materica. Sta nell’abilità del produttore riuscire a miscelare con misura le componenti volatili e “solide” del vino.

Questi, a mio opinabile parere, i migliori assaggi in anteprima (in ordine sparso, non in classifica): 17155401_10210812287377018_7856030920003694994_n

Bergamini: colore rosa pallido con inserti ramati. Al naso, florealità dominante sul frutto: ciclamino, glicine, violetta di campo a cui segue il piccolo frutto rosso che richiama ribes e lampone. Il sapore tendente al dolce e fruttato viene stemperato da sensazioni di erba appena falciata e salinità che donano un bell’equilibrio. Carezzevole freschezza finale.

Corte Gardoni: rosa tenue; intense sensazioni floreali e fruttate che si mescolano e si rincorrono al naso in un mix di elementi comprimari con qualche incursione di macchia mediterranea.  Pari intensità di sentori anche in bocca dove il primo ingresso, segnato dal frutto, lascia il posto a sensazioni retronasali floreali in un ciclico andare e venire di frutto e fiore: un vivace trasformismo gustativo che invita a replicare il sorso.
Una rara espressione di rosato dalla forte tempra, da abbinare ad un piatto ricco di profumi e struttura non esile.

Le Fraghe: color rosa assai tenue, con sfumature ramate. All’olfatto il fiore primeggia di nuovo sul frutto. Ma il pregio è tutto nell’assaggio dove la freschezza finale lascia sensazioni piacevolissime e dona estrema eleganza e misura a questo rosato.

Le Muraglie: rosa cerasuolo. La fragolina, il lamopne e il ribes rosso riempiono le narici al primo approccio; garofano e glicine a seguire. C’è sostanza materica in bocca, densità. Il finale è fresco e sapido con giusto equilibrio. Lascia un gradevole ricordo dell’assaggio.

Vigneti Villabella (Bardolino Chiaretto classico): delicatissimo rosa tenue, somigliante a fiore di pesco. Profumi di grande eleganza marcata da fiori bianchi, macchia mediterranea, erbe aromatiche, pungenza minerale. Il frutto sembra remoto. In bocca entra con immediate sensazioni di freschezza per poi sterzare verso la dolcezza fruttata, il tutto in una circolarità senza fine. Sapidità marcata. Un bel rosato multidimensionale.

Le Vigne di San Pietro: colore rosa chiarissimo, tenue a cui corrispondono sensazioni olfattive altrettanto delicate e accennate, quali pesca bianca, piccolo frutto rosso di bosco, glicine. Anche la bocca si esprime con timidezza, con una ventata finale di freschezza che è la sua nota vincente. Rosato molto understatement, ma tra i più beverini e proprio per questo lodevole.

Morando Lorenzo: colore rosa cerasuolo chiaro, con sfumature ramate. Il naso coglie un frutto preponderante, ma non invadente, a cui segue un bouquet floreale. Sorso pieno, quasi intenso per un rosato, con polpa fragrante e succosa. Un rosato da non relegare al solo aperitivo.

Santa Sofia: rosa tenue. Note fruttate molto delicate al naso e altrettanto delicate sfumature floreali di rosa bianca appena sbocciata. Bocca freschissima, dalla beva appagante ed elegante.

Rizzi (Bardolino Chiaretto Monte Salgar): rosa cerasuolo, luminoso. Eleganti sentori fruttati e floreali in cui dominano piccoli frutti rossi, fiori viola freschi e uno spruzzo di erba cipollina che aggiunge pungenza al naso. Bocca piacevole e fresca in cui il sapore fruttato e l’acidità si amalgamano ottimamente.

Giovanna Tantini: rosa tenue. Naso dalla florealità dominante sul frutto. Tocco di timo e rosmarino, note dolci. Bocca inizialmente fresca, ma con chiusura asciugante  (qui si avverte un leggeroi tannino) aiutata anche da una scia alcolica. Rosato di nerbo.

Le Ginestre (campione di vasca): colore rosa tenue evanescente, ma di grande luminosità. Ha un naso fruttato con pesca bianca a fare da apripista e sentori floreali al tiglio e ciclamino mescolati a ricordi di rosmarino ed erbe aromatiche. Bocca densa, polposa, ma fine. Sapidità che gioca con il frutto e che dà dinamicità al sorso. Bella freschezza finale.

Ci sarebbero tanti altri, che mi limito a menzionare: Tamburino Sardo, Aldo Adami, Albino Piona, Sartori, Cantina Castelnuovo del Garda (Bardolino Chiaretto Classico Ca’ Vegar).

Considerazioni finali sull’evento: l’anteprima Bardolino doc si è svolta nell’arco di una sola giornata; in passato erano due le giornate ad essa dedicate. Peccato aver ridotto la durata dell’evento, perché  dopo aver testato i 40 campioni (33 già imbottigliati e 7 ancora in vasca) egregiamente serviti dai sommelier Ais della delegazione di Verona (mi riferisco alla degustazione riservata alla stampa) è mancato il tempo e il modo per andare a conoscere di persona i produttori dei vini di maggior gradimento. I produttori erano impegnati ai banchi di assaggio, aperti al pubblico gratuitamente e per tale ragione presi d’assalto: impossibile intercettare la loro attenzione. A me che approcciavo per la prima volta quest’area vitivinicola sono mancati alcuni tasselli importanti per la comprensione dei vini, come le informazioni sulla tecnica di vinificazione che, in qualche caso, a giudicare dal colore più emaciato, non deve aver previsto alcun contatto del mosto con le bucce (mi è stato riferito di una tendenza crescente a vinificare a lacrima per emulare lo stile dei rosati di Provenza).
Per ora mi hanno parlato soltanto i vini, ma hanno saputo raccontare molte cose e soprattutto mi hanno fatto divertire.