Alle mie amiche, future esperte del buon vino.

Chi scrive o parla di vino di solito dà per scontato che i lettori-uditori siano dei conoscitori della materia e non solo semplici fruitori. Quando scrivo un articolo del blog o pubblico sui social un post a tema vino, ho in testa l’idea di rivolgermi a chi già ne sa, perciò imprimo al contenuto un taglio che si adatti allo scopo. Penso che tutti i miei colleghi seguano questo tracciato ideale. A riprova basta vedere chi anima il dibattito sui social, dove finiscono tutti gli scritti sul vino: sono sempre e solo appassionati-esperti, conoscitori comprovati che condividono, dissentono, chiosano o integrano quanto pubblicato.
Le descrizioni degli assaggi a cui si può assistere o che si leggono in molti blog di degustatori sopraffini hanno spesso il pregio di essere capolavori di eloquenza e scrittura in cui le metafore, le iperboli e le sinestesie sono utilizzate con maestria. Alcuni articoli sui vini e vignaioli sono spaccati di letteratura che è quasi un peccato vederli relegati al solo ambito vino, senza che possano arrivare ad un pubblico più vasto. Per queste ragioni ben vengano scritti specialistici di tale fattura.
Ma nell’ansia di essere originali, appassionati, non didascalici, si dimentica che esiste un potenziale pubblico non preparato sull’argomento, ma desideroso di capire.
Spesso ricevo commenti ai miei scritti da amiche che non bazzicano il mondo del vino, pur essendo consumatrici, e che si premurano di farmi i complimenti per una fiducia del tutto incondizionata verso la sottoscritta, senza aver capito quasi un accidente di quanto letto (non per colpa loro). Sono le stesse che ogni tanto mi chiedono consiglio su un vino o entrano in stato di agitazione se mi invitano a cena: credo siano situazioni condivise da chi ha competenza sul vino.

Si dirà che in tutti i settori esistono spazi di comunicazione cartacei o digitali, gestiti da esperti e riservati a specialisti o appassionati: in questi spazi si discute con cognizione e competenza di una materia, senza mai far riferimento a nozioni di base, perché scontate. Esempio banale: una rivista o blog sul tennis non spiegherà, ogni volta, cos’è un dritto o un rovescio o come funziona il punteggio di un match di tennis. Così come un blog che parla di finanza ed economia difficilmente spiegherà, ogni volta che entra in argomento, cos’è un titolo di borsa. E via così.
Dovrebbe far eccezione le critica vitivinicola? Secondo me avrebbe senso in ragione di aspetti peculiari del vino: il vino fa parte della nostra cultura popolare, materiale e spirituale, dalla notte dei tempi; è strumento di socialità, emozione, esaltazione, celebrazione, estraniazione, piacere, benessere, malessere, condiviso, almeno una volta nella vita, da tutti.
Il vino è trasversale, intergenerazionale, per tutte le occasioni e non è riservato solo agli esperti. Il vino sa essere originale e, ahinoi, anche seriale, ottimo o mediocre, adatto alla situazione o fuori luogo, vero o finto, molto insalubre e meno insalubre (l’alcol non lo farà mai salubre), troppo costoso o giustamente costoso, sospettosamente economico, equo di prezzo. Ma come si fa a distinguere se non si è degustatori?
Il vino, quello di qualità, sa essere anche arte oltre a dover essere sempre artigianalità allo stato puro: arte e artigianalità si devono saper riconoscere per scegliere un buon vino. Non tutti riescono a farlo e pochi hanno voglia, tempo, denaro per frequentare un corso da sommelier o per accumulare un’esperienza di assaggi tale da potersi orientare tra le innumerevoli bottiglie.
Non c’è altra via perché costoro acquisiscano strumenti per valutare un vino?
Il detto, ormai inflazionato, secondo cui il vino buono è quello che piace, che poi esprime lo stesso concetto del “non è bello quel che è bello, ma è bello quel che piace” è ora di metterlo in soffitta: presuppone che non esista il vino oggettivamente buono o cattivo. Invece esiste eccome. Meglio affermare che esistono palati capaci di percepire buono quel che è buono e palati che non riescono ANCORA a farlo. Con qualche buona dritta da seguire, un po’ di pratica e concentrazione durante l’assaggio, ciascun palato può riuscire a riconoscere la qualità nel vino.

Emoji

CONCLUSIONI
Sto pensando ad una serie di appuntamenti rivolti a chi ama il vino, ma non lo sa valutare; a chi non ha tempo per apprendere i rudimenti della degustazione, ma ne avrebbe desiderio e curiosità. Per lo scopo prefissato e per il target di pubblico avrei scelto l’immediatezza del podcast che impegna i fruitori meno della lettura e concede massima libertà di ascolto: si infilano gli ear-monitor o si mette il computer a tutto volume e mentre ascolta ci si può anche dedicare ad altro.
Ho già in testa la scaletta e il taglio, che dovrà essere semplice, leggero e senza nozionismi, ma prima di cominciare attendo riscontri e pareri urbi et orbi. Vi sembra una sciocchezza? Mi chiedete “ma chi te lo fa fare?” Lo faccio per le mie amiche che così la smetteranno di chiedermi consiglio sul vino e quando mi inviteranno a cena mi sorprenderanno con un’ottima bottiglia, scelta in autonomia. Evviva!

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