Quest’estate ho trascurato il mio blog, complice il caldo torrido che mi ha indotto a consumare vino e alcolici con parsimonia, per non accrescere la percezione del caldo. Pertanto mi sono mancate fonti di ispirazione.  Ora che le temperature si sono normalizzate e il vino è tornato ad essere regolare compagno di aperitivi e cene, mi è capitata la bottiglia “colpo di fulmine”, quella che arriva dritta al cuore dopo aver sedotto il palato. Non potevo non scriverne. L’avevo a casa mia, penultimo esemplare di sei bottiglie acquistate come gesto solidale (poi capirete di cosa parlo), ma oltre alla solidarietà c’era la curiosità di assaggiare un vino che aveva ottenuto riconoscimenti e che aveva fatto parlar molto di sé. Parlo di un passito calabrese, per l’esattezza di un Greco di Bianco Doc, il “Neda”, prodotto da Casa di Nilla nel 2009.

Casa di Nilla non è un’azienda vitivinicola, ma un centro specialistico della Regione Calabria per la cura e la tutela di bambini ed adolescenti in situazioni di abuso sessuale e maltrattamento. Oltre alla cura delle giovani vittime, la Casa di Nilla si preoccupa del loro reinserimento sociale e con tale obbiettivo coinvolge i più grandicelli in attività produttive del settore agroalimentare; ma anche i più piccoli partecipano come gioco alle attività di trasformazione dei frutti della terra. Vino, birra, miele e, a breve, olio sono i prodotti di questa agricoltura sociale usciti col marchio Casa di Nilla grazie all’aiuto di fornitori delle materie prime.

È stata l’azienda vitivinicola Tramontana di Reggio Calabria a fornire le uve di Greco da un vigneto di Casignana, vicino Bianco, per produrre il “Neda”.  Le uve sono state fatte appassire sui graticci per 15 giorni, poi sottoposte a pressatura soffice; fermentazione in acciaio e, prima dell’imbottigliamento, affinament sempre in acciaio, per 15 mesi. Per inciso, il vitigno Greco della Doc Greco di Bianco non è lo stesso Greco del resto di Calabria né ha a che fare con quello campano: è una Malvasia delle Lipari.

L’ultima bottiglia di “Neda” della stessa annata l’avevo stappata un paio di anni fa. La ricordavo già nelle mie corde, nonostante non ami i vini dolci, grazie alla sua impronta gustativa non troppo zuccherina e alla freschezza che ne accompagnava il finale. Due anni in più hanno segnato una crescita qualitativa straordinaria. Forse questo è il suo momento clou, in grado di durare ancora. Neda1

Ed eccolo il “Neda” 2009 che si mostra straordinario sin nell’aspetto, con un colore ambrato scintillante, cangiante, capace di scomporsi in segmenti cromatici che dal giallo virano all’ocra con riflessi rossastri in controluce.  La seduzione prosegue nell’incontro olfattivo da capogiro: profumi di marmellata di prugne, datteri, scorza di arancia candita, uva passa, fieno, ginger, aceto balsamico, burro di cacao…e tanto altro. L’assaggio chiude il cerchio del piacere alla massima potenza espressiva, perfetto nell’equilibrio tra le sensazioni: in ingresso denso e tattilmente avvolgente, sfiora la cavità orale con morbidezza serica e voluttuosa; gustativamente è un ricamo di sapori che intrecciano la prugna con l’arancia amara, la mela cotogna con la nocciola, la china con il miele di eucalipto in una mescolanza sorprendente di dolce e amaro, di morbidezza e acidità rinfrescante, di rotondità e verticalità: funanbolico da lasciare il fiato sospeso. Dopo l’assaggio resta una prolungata freschezza balsamica. Neda2

Neda, nella mitologia greca, era la ninfa che assieme alla sorella Itome fece da nutrice a Zeus nascondendolo dalle furie del padre Saturno. Così “Neda” di Casa di Nilla è il vino che cerca di salvare i bambini dalla furia ignominiosa degli adulti. Zeus deve averci messo lo zampino per trasformare, nel tempo, questo Greco di Bianco in un nettare degli dei. O, più verosimilmente, quelli di Casa di Nilla, a cominciare dal direttore Giancarlo Rafele, animo sensibile, nonchè esperto conoscitore di vini, fanno le cose con dovizia e cuore. Purtroppo per noi eno-appassionati il “Neda”, “il vino che piace ai bambini”, non viene più prodotto e attualmente a Casa di Nilla ci si concentra sulla produzione di miele. Chi volesse può acquistarlo contattando la struttura. Anzi, deve farlo!

Finché esistono realtà come la Casa di Nilla, struttura di eccellenza, unica nel suo genere al Sud, l’umanità ha speranza.  Mi fa estremo piacere che una simile iniziativa virtuosa sia figlia della Calabria, regione che ha ancora tutto da raccontare, attraverso il vino e non solo. Regione bellissima, ma vituperata, ricca di persone sensibili e coraggiose, costrette a spendere energie supplementari per poter mostrare al mondo quanto di buono ci sia in quella terra. E vi assicuro che c’è un’infinità di bello e di buono…Sicuramente nel vino, di cui voglio tornare presto a parlare.