Che sorpresa quel bianco toscano rifermentato in bottiglia!

A fine serata ti fermi con gli amici e colleghi a stappare una bottiglia di vino bianco frizzante, Igt Toscana, arrivato in dono per l’inaugurazione del locale. Non hai aspettative perché non conosci il vino e, soprattutto, hai servito e sorseggiato un po’ di Champagne fino a poco prima, perciò approcci lo sconosciuto con sufficienza.

Tappo a corona che alla stappatura tuona con fragore. La bottiglia scura maschera il colore del contenuto che nel versarlo si rivela di un arancio leggermente velato: un orange wine evidentemente non filtrato che già dice molte cose.

Al naso ti aspetti sentori poco accattivanti, tipici di certi vini, ma non ce n’è traccia. Arrivano solo note profumate, delicate, di arancia candita, mallo di noce, fieno che emergono dal sostrato che sa di lievito, il che risulta nell’insieme inconsueto ed invitante.
La curiosità si accende sempre di più e l’assaggio non può attendere oltre. Infatti è in bocca che il vino si esprime con ulteriore originalità: un’amalgama di sensazioni gustative fresco/morbide mixate da un’effervescenza lieve, ma sufficiente per dare dinamismo al vino. Una ammaliante bevibilità, di quelle che ti conquistano senza che te ne accorgi, da vero understatement.

Ora è il momento di dire di cosa parlo: del “Sottofondo” della cantina Tunia, di Civitella Val di Chiana, provincia di Arezzo, una delle zone di Toscana non identificata con il vino al pari di altre, ma che, a quanto pare, può dare alla luce delle belle sorprese.
L’azienda, leggo dalla sua pagina web, è nata nel 2008 ed è gestita da due sorelle (una è l’enologa, l’altra è addetta alla parte commerciale) e da un fratello che cura gli aspetti strategico finanziari. IMG_1038

Sangiovese, Colorino, Canaiolo e Trebbiano sono i vitigni presenti nelle loro vigne da quasi cinquant’anni (i vitigni originari del Chianti) e la loro sfida è stata di tenerli in vita e utilizzarli, a dispetto di chi li esortava ad espiantarli perché troppo vecchi. Altri vitigni di nuovo impianto hanno poi arricchito la scelta vitivinicola dell’azienda. La conduzione in vigna è biologica.

Leggo che il Trebbiano del “Sottofondo” viene vendemmiato in due fasi distinte: una a fine agosto, a maturazione non pienissima, per ottenere più acidità, l’altra a fine settembre. Le uve della prima vendemmia fermentano in acciaio, quelle più mature fermentano con le bucce per un mese. Queste due basi, ferme, non chiarificate e non filtrate, vengono assemblate a febbraio e a fine febbraio la seconda fermentazione in bottiglia viene attivata con una piccola quantità di mosto di uve appassite, senza utilizzo di lieviti esogeni. Niente chirifiche né filtrazioni perché, dicono quelli di Tunia, “questa è l’idea di vino vivo, che continua ad evolvere anche grazie alla presenza dei lieviti o di quello che di essi resta dopo un po’ di tempo in bottiglia.”
Questa è l’idea di vino che piace anche a noi.

Il vino ti insegna a non sottovalutare (o sopravvalutare) mai nessuna bottiglia; ti educa al rispetto di ogni etichetta, denominazione, vinificazione, territorio, vitigno, vignaiolo o vignaiola perché dietro a ciascuno di questi tasselli di un prodotto elaborato e complesso  come il vino si può nascondere la qualità e, ancor più importante, la piacevolezza. Che sia Champagne o un vino bianco frizzante Igt Toscana.

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