Quale occasione migliore, per iniziare questo blog, della tre giorni di Enologica Montefalco, il più importante evento dedicato al Sagrantino, organizzato dal Consorzio Tutela Vini Montefalco e dal Comune di Montefalco. Sarà che nel mio sangue umbro scorre tannino, ma il vitigno autoctono per eccellenza, il più rinomato anche fuori regione, l’ho sempre appezzato e…ammirato. Ammirato per il coraggio nel proporsi con la sua irruenza tannica, domata solo dallo scorrere tempo o, con più difficoltà, dalla mano del vignaiolo.

A me il tannino piace (e qui creo il primo discrimine con chi mi leggerà). Piace quello sano, quello che si manifesta esclusivamente con una percezione tattile, senza risvolti saporiferi erbacei, verdi, incorreggibili nel tempo.
Ovviamente non di solo tannino possiamo parlare nel valutare un buon Sgrantino: come per tutti i vini rossi, più o meno tannici del nostro amico umbro, il frutto, qui scuro, più o meno maturo o in confettura, insieme al floreale e ai sentori rilasciati dal legno devono costituire la sostanza base che evolve in pienezza, mentre la durezza tannica pian piano si ammorbidisce. L’equilibrio tra queste componenti, unito alla complessità e varietà di sensazioni, dona un vino armonico e suadente. Ma l’eleganza del tannino è il traguardo più ambizioso: se si raggiunge quello, il resto sicuramente c’è. E il tempo premierà quel vino.

Enologica è stata l’occasione per degustare le ultime annate di Montefalco Sagrantino (l’ultimissima in commercio è la 2012) ma anche per un’interessante verticale, guidata dall’ottimo Jacopo Cossater, con sei esemplari da sei cantine e sei annate diverse: dalla 2006 alla 2011. 14361426_10209210864422445_1262260835218998626_o

Non mi soffermo a valutare i singoli vini, ognuno con il suo stile, con peculiarità derivanti dalle diverse esposizioni dei vigneti e con differenze legate al tempo di evoluzione che ogni bottiglia ha avuto a disposizione.
Quello che mi ha colpito è lui, il tannino: nelle annate più vecchie (2006, 2007, 2008) era ovviamente già sedato, ma ancora capace di dare nerbo ai vini; nella 2009 e 2010, il potere astringente era assolutamente misurato e composto e il frutto e le spezie di gran lunga protagonisti: due vini già compiuti. Non classificato (per me) l’esemplare del 2011, dall’evidente sapore erbaceo.
Incuriosita sono andata ai banchi di assaggio a testare la versione 2012, l’ultima, del Sagrantino 2009  e ho riscontrato la stessa delicatezza tannica! Idem in altri Sagrantino da poco in commercio.

Che fine ha fatto il tannino nerboruto dei Sagrantino giovani, quello che garantiva longevità e carattere ai vini umbri più rinomati al mondo? E quanta vita hanno davanti questi nuovi vini?
Ma soprattutto: come è stato possibile addomesticare il tannino che da quando si vinifica il Sagrantino in versione secca è sempre stato la spina nel fianco dei vignaioli di Montefalco e dintorni? Indebolimento polifenolico delle vigne invecchiate? Nuove pratiche di cantina (non saprei quali)?
E’ certo che se questo è un trend, il commercio del Sagrantino se ne gioverà.
Ma a me già manca il tannino!

P.S. Ho omesso volutamente i nomi delle Aziende in degustazione.